Notizie Di Aligi
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Il lungo sonno di Aligi (“Ho dormito settecent'anni”: è lui che lo dice nel primo atto della Figlia di Jorio) si concludeva, né poteva essere altrimenti, nel momento in cui se ne consacrava e codificava il mito, che si delegava così a sopravvivere ma solo in quanto cosa, o sogno, di poesia. Restava da prendere atto che l'ingenuitas – innocenza, candore, semplicità d'animo, “libertà” - del giovane pastore, e con lui della terra vergine con la quale s'identificava, dopo essersi tanto a lungo garantita nel sonno si avviava a perdersi (traumaticamente?) in stretta coincidenza con il risveglio. Quale diverso Aligi se ne fosse poi configurato, ovvero in quali e quanti non più arcadici miti si sia venuta riconoscendo la sua terra, sicuramente non più vergine, è materia sempre ricca di indagine, studio, discussione. Ma per vie meno scientifiche, e meno ufficiali, a darci notizia di Aligi sono qui sei narratori, abruzzesi come lui.
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Giuseppe Rosato
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Giulia Alberico
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Renato Minore
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Remo Rapino
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Giovanni D'Alessandro
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Gian Luigi Piccioli
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